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Quando ricorrere all'ACF


Se si ritiene di essere stati danneggiati dal comportamento dell'intermediario si può chiedere all'ACF di riconoscere i propri diritti.
Scopri tutte le informazioni qui.

 

Qualora la risposta al reclamo fornita dalla Banca sia insoddisfacente o la stessa non sia pervenuta entro i termini previsti il cliente può ricorrere all’ Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF)

  • se la controversia riguarda la violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza cui sono tenuti gli intermediari nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio, incluse le controversie transfrontaliere e quelle oggetto del Regolamento UE n. 524/2013;
  • se l’importo richiesto non supera la somma di € 500.000, nel caso di richieste di denaro;
  • se la controversia ha ad oggetto danni di natura patrimoniale, che sono conseguenza diretta ed immediata dell’inadempimento o della violazione da parte della Banca degli obblighi sopra citati;
  • se non è trascorso più di un anno dalla presentazione del reclamo alla Banca (se il reclamo è stato presentato anteriormente alla data di avvio dell’operatività dell’ACF, entro un anno da tale data);
  • se non sono pendenti altre procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, anche su iniziativa dell’intermediario ed a cui l’investitore abbia aderito.

Il diritto di ricorrere all’ACF è sempre esercitabile anche nell’ipotesi che siano presenti nel contratto clausole di rinuncia o clausole che consentano di devolvere la controversia ad altri organismi di risoluzione stragiudiziale.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet www.acf.consob.it.